I VANDALS DI THE BIKERIDERS SONO ISPIRATI A UN VERO CLUB DI MOTOCICLISTI

Nel 1963, il giovane appassionato di moto Danny Lyon decise di "registrare e glorificare la vita del motociclista americano". Più di sessant’anni dopo, la sua vivida fotografia che documentava il club motociclistico degli Outlaws di Chicago, è diventata un film per il grande schermo.

The Bikeriders, interpretato da Tom Hardy, Austin Butler, Jodie Comer e Mike Faist, racconta la storia dei Chicago Vandals, una versione romanzata degli Outlaws e di alcuni dei loro veri membri. Ispirato all'omonimo libro fotografico di Lyon del 1968, il film - uscito nelle sale il 19 giugno 2024 - esamina i Vandals e la loro transizione da rifugio per motociclisti emarginati a qualcosa di più sinistro.

Gli Outlaws sono nati quasi novanta anni fa

Mentre The Bikeriders documenta la fondazione e l'ascesa dei fittizi Vandals a partire dagli anni Sessanta, la vera storia degli Outlaws inizia tre decenni prima. Secondo il sito ufficiale, il club è nato come McCook Outlaws Motorcycle Club nel 1935. I piloti formarono il gruppo fuori dal Matilda's Bar di McCook (Illinois), in un sobborgo di Chicago. Dopo anni di attività limitata durante la Seconda Guerra Mondiale, l'organizzazione tenne il suo primo grande raduno al Soldier Field di Chicago nel 1946.

Secondo il Time, la guerra fu un importante catalizzatore per l'ascesa della cultura motociclistica negli Stati Uniti. Il risultante surplus militare che ne derivò rese infatti le moto accessibili, perfette per i veterani che, dopo essere rientrati, cercavano una fuga avventurosa dalla noia della vita civile. Questo portò alla formazione di altri club noti, tra cui gli Hells Angels, i principali rivali degli Outlaws, a Fontana, in California, nel 1948.

Nel frattempo, gli Outlaws continuarono ad attirare piloti da tutta la Città del vento e nel 1950 spostarono la loro sede da McCook per diventare i Chicago Outlaws. In quel periodo, il club adottò il logo del teschio su magliette e giacche. I pistoni incrociati, invece, furono aggiunti solo quattro anni dopo.

La storia di Danny Lyon, il fotografo membro degli Outlaws

Nel 1959 Danny Lyon era uno studente di storia al primo anno dell'Università di Chicago quando un compagno di classe gli fece conoscere la cultura motociclistica. Possessore di una Triumph TR6, avrebbe presto unito questa nuova passione alle sue capacità giornalistiche in erba.

Ma prima, Lyon lasciò Chicago nel 1962 per documentare il Movimento per i diritti civili. Fu fotografo ufficiale dello Student Nonviolent Coordinating Committee e fece amicizia con figure chiave come John Lewis e Julian Bond.

Un anno dopo, intraprese il suo progetto motociclistico che sarebbe poi diventato il libro The Bikeriders. Sebbene Lyon abbia dichiarato di aver ricevuto una trasformazione molto netta nel nuovo film - Mike Faist, che interpreta la sua controfigura fittizia, non guida una moto sullo schermo - il fotografo divenne un membro a tutti gli effetti degli Outlaws nel 1965. Così facendo, ha documentato i suoi compagni di viaggio attraverso fotografie e registrazioni analogiche su nastro.

Pubblicato nel 1968, il libro The Bikeriders fu acclamato e, secondo quanto riferito, ispirò addirittura il film Easy Rider del 1969 con Dennis Hopper, Peter Fonda e Jack Nicholson. Tuttavia, Lyon lasciò il gruppo e lo stile di vita dei motociclisti subito dopo la sua pubblicazione. "Amavo il mio lavoro e amavo quello che stavo facendo, ma era solo un soggetto per me", ha detto Lyon, "così quando ho pensato di avere quello che mi serviva, ho capito che era il momento di andare avanti, e l'ho fatto".

Nel film vengono utilizzate registrazioni reali di Lyon

Secondo Bleak Beauty, il film Bikeriders attinge a piene mani dal materiale di partenza di Lyon, utilizzando anche "imitazioni letterali" delle sue registrazioni audio. Dopotutto Lyon ha parlato con i membri degli Outlaws Cal, Zipco e Cockroach, che appaiono tutti nel nuovo film.

In particolare, però, spicca il personaggio di Jodie Comer, Kathy, che è stato modellato sulla base della vera Kathy Bauer. Nel 1966, ovvero, la venticinquenne Bauer si è avvicinata agli Outlaws grazie al suo primo incontro con un motociclista di nome Benny ( portato sullo schermo da Austin Butler). La stessa Bauer ha spiegato nei dettagli le dinamiche del gruppo, comprese quelle del leader, Johnny Davis (Tom Hardy).

Commentando le avances ricevute da Benny, Bauer ha raccontato: "Johnny fu molto gentile con me. Mi disse: 'Non preoccuparti, sono il presidente di questo club e non permetterò che ti accada nulla'. Si stanno solo divertendo e questo ragazzo [Benny] voleva uscire con te’". L'insolito corteggiamento ha funzionato: Bauer e Benny si sono poi sposati. La loro relazione è presente nel film.

Tuttavia, nonostante questa forma di “cordialità”, in realtà il club è stato poi collegato a numerose attività contrastanti nei decenni successivi.

Gli Outlaws di oggi sono molto diversi da quelli del film

Nei decenni successivi, gli Outlaws si sono diffusi ben oltre la loro sede di Chicago: oggi l'organizzazione vanta capitoli in almeno 26 Stati e raggiunge Paesi come Francia, Irlanda, Giappone e Russia. Secondo il Chicago Reader, nel 2014 gli Outlaws contavano più di 1.500 membri.

Tuttavia, il club ha poi sviluppato una reputazione piuttosto controversa e infida. A partire dal novembre 2023, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti classifica infatti gli Outlaws come una delle 300 "bande di motociclisti fuorilegge". Queste sono descritte come "organizzazioni criminali altamente strutturate i cui membri si dedicano ad attività criminali come crimini violenti, traffico di armi e traffico di droga".

A questo proposito, il regista Jeff Nichols ha dichiarato che The Bikeriders non vuole essere un documentario sulle attività criminose di Chicago, né tantomeno vuole mancare di rispetto al club in alcun modo. Al contrario, spera semplicemente di aver restituito agli spettatori un'idea delle condizioni sociali dell’epoca che hanno permesso al gruppo di prosperare.

"Quando si guardano questi ragazzi, se si vuole, si possono semplicemente liquidare, ma se si guarda il film, si inizia a vedere come funziona il loro cervello e si spera di iniziare a identificarsi un po' con loro", ha raccontato il regista. "Non sentirsi a casa propria è una cosa che provano tutti, prima a poi. Dovrebbe essere un tratto unificante".

Articolo tradotto da collaboratori esterni, per info e collaborazioni rivolgersi alla redazione

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